Due modi di fare le leggi

Norma proposta dal Governo (informatica giuridica nel Codice Privacy):

4-ler Le sentenze e le altre decisioni rese dall'autorità giudiziaria successivamente al 1° gennaio 2016 sono pubblicate sui siti Internet istituzionali delle autorità che le hanno emanate, su quelli di terzi e in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, previa anonimizzazione dei dati personali in esse contenuti, fatti salvi quelli dei giudici e degli avvocati.

Norma scritta meno coi piedi (tradotta in italiano giuridico da me):

Le sentenze e le altre decisioni rese dall'autorità giudiziaria successivamente al 01/01/2016 e destinate alla pubblicazione secondo le norme di procedura, possono essere diffuse [in forma digitale] per finalità di informazione giuridica unicamente a seguito dell'anonimizzazione di tutti i dati personali. L'anonimizzazione non riguarda il nome e il cognome dei giudici e il nome, il cognome e l'indirizzo di studio [e il codice fiscale] degli avvocati che abbiano partecipato al giudizio.

Se qualcuno nota la differenza, non è un candidato ideale per gli uffici legislativi del nostro Governo.

Net neutrality for dummies (me)

TL;DR: La net neutrality favorisce la concorrenza tra i fornitori di servizi Over The Top (compresi quelli nuovi) e fornisce incentivi a incrementare la banda attraverso investimenti in infrastrutture da parte dei carrier. La possibilità di discriminare (prioritizzare) il traffico verso l'utente finale fornisce incentivi a discriminare le tipologie di traffico e ad alterare il meccanismo della concorrenza in conflitto di interessi tra Telco e OTT.

Recentemente sono stato coinvolto – meglio travolto – in uno scambio di tweet tra Luigi Gambardella (Telecom Italia), il Sen. Stefano Quintarelli (mi fa strano chiamarlo "Senatore", data la lunga frequentazione), Luca De Biase e Massimo Mantellini, in merito alla "Net Neutrality". Gambardella afferma che Quintarelli ha una visione parziale e non corretta della net neutrality, Quintarelli pensa il contrario. Io tendo per ragioni che spiegherò a condividere il pensiero di Quintarelli, il quale ha molto bene illustrato nel suo post molti dei concetti che vado a ripetere dal punto di vista di avvocato che si occupa (anche) di concorrenza nell'IT.

A parte aver scritto più volte l'epigrafe "all bits are equal" o varianti della stessa, con la stessa competenza con cui potevo scrivere "scemo chi legge", non so per quali meriti sono stato coinvolto nella riflessione. Mi sono occupato professionalmente di net neutrality ai tempi del Telecoms Package, ma sempre sul sedile del passeggero con gente più avvezza di me e in circostanze che non posso rivelare. Da un punto di vista tecnico sono poco più che un orecchante. Mi sento tuttavia di dover focalizzare almeno un punto, vedendo se riesco dare un contributo alla discussione. Niente di innovativo, solo un pensiero a voce alta.

L'obbligo di preferire il software libero e in riuso ora è completato dalla pubblicazione dei criteri

L'Italia sembra essere la nazione che si è spinta più in là con le legislazioni che favoriscono e preferiscono l'uso di software libero (open source), avendo nel Dicembre 2012 cambiato l'art. 68 del Codice dell'Amministrazione Digitale, introducendo un obbligo di scegliere software libero o a codice aperto, ovvero software in riuso, tranne nei casi in cui ciò fosse impossibile, e tale valutazione di impossibilità va fatta secondo i criteri e i metodi fissati dall'Agenzia per l'Italia Digitale, che li ha pubblicati sul suo sito l'8 gennaio 2014.

Con tale pubblicazione non ci sono più scuse, non ci sono spazi per interpretazioni ambigue, che a mio modesto parere non c'erano neppure prima. La valutazione non può che essere secondo i criteri e le metodologie fissati dal documento. Il quale ha preso la forma di "linee guida", ma non per questo ha perso la sua natura. Il richiamo al compito affidato all'Agenzia è infatti chiaramente espresso.

No predatory pricing in Free Software, the Android case

Google has many legal problems, for some of them I take full credit. Antitrust is one of the most troublesome battlefield for them. Recently, a coalition of competitors under the name of FairSearch has taken on Google on different fronts, including a new antitrust complaint directed to Android. I have written a position paper for FSFE, in my position as General Counsel, urging the Commission to reject it.

Nullità da PCT? Neanche per sogno!

Ribatto un articolo sul PCT scritto per Diritto & Giustizia (Giuffrè Editore)

Ricorso di diritto del lavoro. Il Ricorrente si costituisce seguendo le norme del Processo Civile Telematico. Il Resistente eccepisce che, siccome prima della costituzione la parte non ha accesso telematico al fascicolo di causa , egli non ha potuto leggere i documenti prodotti. Il Giudice gli dà ragione e dichiara la costituzione del Ricorrente nulla per “vizio informatico”. La palese assurdità – su molti piani – della sentenza mi fa ritenere che molto deve essere ancora fatto, non solo nei tribunali, per far adeguare la cultura informatica degli operatori alle novità del PCT. Siam qui per questo, vediamo dove, a parer mio, si è sbagliato e di quanto (di molto, di troppo)

Continua a http://www.dirittoegiustizia.it/news/23/0000060769/Nullit%C3%A0_da_PCT_N...

Ma cos'è il Polisweb?

Gli Avvocati italiani sono di fronte a un processo rivoluzionario. Il Processo Civile Telematico (PCT). La segretaria o l'impresa di servizi -- o l'Avvocato in proprio o un praticante -- che andava a depositare gli atti in Tribunale, fare le copie, ritirare gli atti, vedere se la sentenza è stata emessa viene via via rimpiazzata da un servizio telematico che funziona via Internet. Persino l'ufficiale giudiziario non farà più le notifiche in studio. Ma pochi sanno veramente come tutto questo funziona o funzionerà. A cominciare dalla domanda "ma cos'è questo polisweb"? Ecco come potrei spiegarlo io a un collega che me lo chiede.

Pages